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Paesaggio

Pittore informale

Le traccie dell'arte di Giorgio proseguono nel solco informale inaugurato dagli artisti che lui stesso cita come i più amati: Burri, Da Stael, i miti dell'espressionismo astratto e del tachisme europeo. Ne abbandona tuttavia l'ingenua pretesa di universalità che per successive astrazioni portò lo slancio vitalistico della pittura al proprio eclissamento nell'oggetto dato, nel comportamento-azione, nel concetto; il monaco Shiraga, fra i maggiori rappresentanti del giapponese gruppo Gutai non esitò a distruggere con entusiasmo mistico i lavori ancora in suo possesso considerandoli semplici escrementi pittorici della sua attività artistica. L'esito di queste tendenze fu l'allienazione del soggetto dall'arte. E' tuttavia sufficente riconoscere l'inerte sopravvivenza dell'io, pur con tutte le sue contraddizioni, per intuire il fallimento di tali progetti universali.La pittura di Giorgio è un' auscultazione della propria interiorità di fronte al fenomeno.  Una forma di conoscenza immanente e pre-sintattica dello spazio-tempo precedente la costruzione appollinea di una forma da parte dell'intelletto, che i romantici attribuivano al genio ma che oggi un pensiero disincantato può apprezzare come un momento sincero di autocoscenza. L'appollineo ritrova conciliazione con l'istinto sulla tela,negli equilibri dell' instabilità, comunioni, sintesi delle discordanze fermate nel quadro sempre dinamico, trova il suo riconoscimento nell' origine stessa della sensazione, rintracciabile sempre nella vita e nella natura fenomenica; nell' immergere sporadico di un' indagine figurativa. L' intuizione poi diventa esperienza estetica per se e per lo spettatore, relazione e messaggio aperto all' interpretazione. La testimonianza di emozioni diverse di più osservatori viene riconosciuta dal maestro come il proprio " regalo " di tali eterogenee esperienze. Mai però l' artista dimentica l' origine della sua arte e della propria emozione di fronte al dipinto. La sua pittura nasce con la necessità di una secrezione naturale, è l' estensione spontanea della propria individualità. La materia è ricordo quanto lo sono il volto e le mani dell'anziano lavoratore. I segni tralasciano il disegno per reficarsi nel colore, a volte sorprendentemente acido e squillante come mai è possibile incontrare nella pittura informale; incidono la superfice terrosa e affondano negli abissi per portarne alla luce i sedimenti emotivi, diventano opulenta aggiunta di colore ad altra materia in movimenti tellurici o raccolgono organicamente nebulose di punti-luce come in un tessuto cellulare; le sfumature cromatiche prendono vita nel felice incontro di una sapiente arte e del cosmico caso. La figurazione a volte sperimentata è residuale o neolinguistica come quella parietale delle caverne o dei graffiti della cultura suburbana. Questa pittura ha a che fare con il puro piacere della visione. Lo spettatore può perdersi in una vertigine della profondità per riemergere turbato fino a momenti di sottile lirismo. Lo sguardo non resiste alla tentazione mobile del viaggio nella tela-ambiente, slitta nella veemenza come d' un fiume in piena o vaga attonito nella ricchezza di un microcosmo, come concentrato su un muschio cresciuto sulle roccie dei sentieri della Val Sangone, dove Giorgio è nato e dove condivide la propria vita appartata con la moglie sempre amata, continuando la sua costante ricerca che non abbandona mai la radice pittorica del suo sentire.

Giorgio Flis

CONTATTI

Via Rocciavrè,

310094 Giaveno (TO)

cell. 339 8823060

mail: giorgioflis@ica-net.it

web: www.giorgioflis.it

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